16. 08. 26
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La donna, intanto, dalla sua bocca di fragola,
contorcendosi come un serpente sulla brace,
e modellando i seni sul ferro del busto
lasciava fluire parole impregnate di muschio;
«Ho labbra umide e ben conosco la scienza

di perdere in un letto l'antica coscienza.
Asciugo tutte le lacrime sui miei seni trionfanti
e faccio ridere i vecchi del riso degli infanti.
Io sola, per chi mi vede nuda e senza veli,
rimpiazzo la luna, il sole, le stelle e tutto il cielo!
Sono, caro sapiente, tanto dotta in voluttà
quando soffoco un uomo nelle mie temibili braccia
o quando lascio in balia dei morsi il mio busto,
timida e libertina, fragile e robusta,
che su questi materassi travolti e languenti
per me si dannerebbero gli angeli impotenti!»
Quando m'ebbe succhiato tutto il midollo delle ossa,
come languidamente verso di lei mi volsi
per un ultimo bacio, io non vidi al suo posto
che un otre pieno di pus, dai fianchi vischiosi!
Chiusi gli occhi nel freddo, improvviso spavento,
e quando alla luce viva li riapersi,
al mio fianco, invece della possente bambola
che sembrava aver fatto la sua provvista di sangue,
tremavano confusi pezzi di scheletro, fra loro
producendo il gemito d'una banderuola

o di qualche insegna appesa a un'asta di ferro
che il vento fa oscillare nelle notti d'inverno.

 

16. 08. 26
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Di sopra alle paludi, di sopra alle vallate,
alle montagne, ai boschi, alle nuvole, ai mari,
oltre il sole e gli eterei immensi spazi chiari,
al di là del confine delle sfere stellate,

anima mia, ti muovi con grande agilità
e, come il nuotatore che bèasi nell'onda,
solchi gioiosamente l'immensità profonda
con una inesprimibile e maschia voluttà.

Dai putridi miasmi sia lungi il tuo cammino;
corri a purificarti nell'etere sereno;
bevi, come un liquore e limpido e divino,
il fulgore di cui lo spazio terso è pieno.

Lungi dai neri tedi e dalle vaste cure,
che opprimono di sé l'esistenza brumosa,
felice quei che può con ala vigorosa
slanciarsi nelle sfere e luminose e pure!

Oh! felice il mortale i cui pensieri in cielo
volan, come le allodole, nell'albe radiose,
chi sulla vita librasi e intende senza velo
il linguaggio dei fiori e delle mute cose!

 

16. 07. 30
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Questa sera la luna sogna con più languore;
come una donna bella su cuscini svariati
che con la mano lieve e distratta accarezza
prima del sonno il dolce contorno dei suoi seni,
sopra il lucido dorso di valanghe di seta,
morente s'abbandona a lunghi smarrimenti,
e gira intanto gli occhi su visioni bianche
che nell'azzurro salgono, come sboccio di fiori.
Quando nel suo accidioso languore, qualche volta
lascia un'ascosa lacrima cadere sulla terra,
nemico del riposo, un pio poeta accoglie
nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente al pari di un frammento d'opale,
e la cela agli sguardi del sole, nel suo cuore.

16. 07. 30
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Stasera che dirai, povera anima solitaria,
che dirai, mio cuore, cuore appassito un tempo
a lei che è tanto bella, tanto buona, tanto cara,
e t'ha all'istante fatto rifiorire con il divino sguardo?

Mettiamoci d'orgoglio a cantare le sue lodi:
nulla vale la sua dolce autorità!
Profumo d'Angeli ha la sua spirituale carne!
Come ci veste d'un abito di luce quel suo occhio!

Di notti e in solitudine,
sulla strada e tra la gente,
il suo fantasma danza in aria come fiaccola!

A volte parla e dice: < Sono bella e ordino
che per amore mio amiate solo il Bello;
sono l'Angelo custode, la Musa e la Madonna! >

16. 07. 30
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La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.


Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.

Un lampo, poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?

Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!

16. 07. 30
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Sono bella, o mortali, come un sogno di pietra e il mio seno,
cui volta a volta ciascuno s'è scontrato,
è fatto per ispirare al poeta un amore eterno e muto come la materia.

Troneggio nell'azzurro quale Sfinge incompresa,
unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni,
odio il movimento che scompone le linee e mai piango, mai rido.

I poeti, di fronte alle mie grandi pose,
che ho l'aria di imitare dai più fieri monumenti,
consumeranno i giorni in studi severi, perché,

onde affascinare quei docili amanti,
ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa:
I miei occhi, questi larghi occhi dalle luci eterne.