Nobilitazione dell’esperienza erotica

on 21 Luglio 2016
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Sono le cose che meno ci aspetteremmo a renderci autenticamente felici. E nello stesso modo credo che siano le esperienze che mai immagineremmo ad aprire nuove frontiere di senso e consapevolezza su noi stessi. Esperienze-limite che connettono strettamente la nostra vita alla morte, che fondono l’estremo piacere con l’estremo dolore.

Tutto inizia dalla paradossale identità di erotismo e morte, due esperienze capaci di turbarci, di attrarci e respingerci alla stregua di uno spettacolo terribile dal quale però è impossibile distogliere lo sguardo. Anche l’attività sessuale infatti, che potrebbe sembrare un’esuberanza di vita, non è affatto estranea alla morte. Questo perché entrambe le esperienze riconducono l’uomo all’esperienza della totalità. Una totalità bramata in quanto l’essere parte da una situazione originaria di discontinuità rispetto a chiunque altro:

<<Ogni essere è distinto da tutti gli altri. La sua nascita, la sua morte, gli avvenimenti della sua vita, possono avere interesse per gli altri, ma egli è l’unico che vi sia direttamente interessato. Lui solo nasce. Lui solo muore. Tra un essere e l’altro vi è un abisso, vi è discontinuità.>> (Georges Bataille, L’erotismo, ES SRL, Milano 2009 pag. 57)

Viviamo sempre di più in un mondo di esseri frammentari, separati da un abisso insuperabile, se non con l’amaro sapore di menzogna ed illusione. Non c’è modo di sopprimerlo ma ognuno di noi può però sperimentare la vertigine provocata dallo stargli di fronte, dal contemplarlo, dall’affacciare un piede e giocare a cadere e perdersi. Tale abisso affascinante proprio per la sua pericolosità è in un certo senso la morte e la sensazione di essa, che ci pone dinnanzi al senso della continuità e della totalità dell’essere perché così vicina all’eternità dell’attimo perduto nel tempo di un esistenza non più particolare ma universale, parte di qualcosa. La riproduzione frammenta, separa e mette in gioco la discontinuità degli esseri, ma contemporaneamente ne porta alla luce la continuità essendo intimamente legata alla morte. Essa infatti pone fine all’ordine discontinuo delle individualità definite che noi siamo, operando la dissoluzione di quelle forme della vita sociale disciplinata che fonda il mondo del lavoro. La morte dunque, rappresenta la rottura di quella discontinuità individuale che tentiamo in ogni momento di superare.

Questa natura paradossale della vita che è un continuo rinnovarsi ma contemporaneamente ha necessità di dissolvenza, spaventa la maggior parte degli uomini ed è per questo che siamo portati a convincerci del contrario, quando la verità è che non appena si presenta l’occasione e il pericolo non è troppo grave, l’oggetto che desideriamo più ardentemente è quello più prossimo a trascinarci in folli e rovinose dissipazioni.

Senza le difficoltà, senza l’angoscia o il potere del negativo, la vita non presenterebbe nulla di interessante ed appassionante, nulla che invitasse a viverla; è per questo che bisogna avere il coraggio di intraprendere il gioco dell’angoscia sino alla morte perché è solo alla fine di esso che si trova il superamento dell’angoscia stessa. È solo da estremi dolori che si può essere in grado di estrarre estremi piaceri.

Ed è in questo senso che l’estrema esperienza cardine della parte maledetta per eccellenza dell’uomo si identifica con l’Erotismo. Un erotismo insensibile a qualsiasi mero richiamo edonistico e utilitaristico e totalmente indifferente al principio di piacere, all’annientamento dei turbamenti. È per questa spinta autodistruttiva che George Bataille definirà l’erotismo come “l’approvazione della vita fin dentro la morte”, in quanto è soprattutto in questa esperienza che si ha la possibilità di sostituire la nostra ordinaria ed individuale discontinuità con una più appagante e totale continuità, proprio come avviene nel sentimento della morte. Ciò è possibile perché è il turbamento erotico a donarci un sentimento che ne supera ogni altro, facendoci dimenticare le cupe prospettive connesse al nostro desolato statuto di esseri frammentari. L’erotismo non permette di chiuderci nella nostra sfera individuale, ma spingendoci al di là di essa, spingendoci oltre ogni limite, apre alla morte la quale a sua volta, apre alla rottura e alla negazione della durata singola. Attraverso l’erotismo possiamo raggiungere l’indistinto luminoso di ogni nostra possibilità creatrice, è infatti solo attraverso la sua esperienza che l’uomo può pervenire alla verità ultima su se stesso. Fin quando si smetterà di parlarne, ritenendo l’esuberanza sessuale solamente un ostacolo al mondo del lavoro, ciò che otterremo sarà un disconoscimento che distoglie l’uomo dalla coscienza di sé. Impariamo a conoscere ed utilizzare correttamente il mondo mentre contemporaneamente siamo indotti all’ignoranza di sé. Certo, è proprio a partire dalla maledizione della vita sessuale che la coscienza ci è data, se fossimo totalmente relegati alla nostra animalità infatti non avremmo alcuna coscienza. È per questo che la verità intima dell’erotismo deve continuare a pervenire all’uomo sotto forma di “possibilità maledetta”, di “peccato”, di male e conservare inevitabilmente un movimento di paura e ripugnanza. È una luce discreta quella dell’eros che determina il risveglio silenzioso della coscienza e non il gran lume accecante della scienza.

Il Godimento che tanto ha terrorizzato secoli di filosofia ha ora aperto tutto il suo potere positivo e liberatore della coscienza di sé, permettendo all’uomo attraverso una sua più lucida conoscenza della propria esperienza interiore, di riuscire meglio nell’intento di muoversi nel mondo caotico in cui è stato gettato senza senso. La filosofia fino ad ora ha rinunciato o in ogni caso fallito nel tentativo di parlare dell’erotismo forse proprio perché “è ciò di cui non si può parlare”, per la sua natura delicatamente intima e strettamente emozionale. Non è qualcosa su cui si può indagare come qualsiasi altro oggetto della scienza, essendo forse l’emozione più intensa; non se ne riesce a parlare per quanto ci si sforzi, non si trovano o forse non esistono le parole, l’esperienza erotica costringe al silenzio e per questo perde quasi totalmente i connotati, nella misura in cui la nostra esistenza è basata quasi completamente sul linguaggio.

 

Porzione di realtà che mantiene la dignità dell’irripetibile.

Non opponendoci più all’esperienza dell’erotismo come esperienza interiore fondamentale, non ci resta che considerarlo come potenzialità dell’essere_, il quale attraverso il godimento scaturito dall’oltrepassamento delle proibizioni, prende coscienza di infrangere se stesso, di superare i propri limiti ed essere finalmente libero da una crisalide opprimente che gli impediva di sprigionare ogni sua possibilità creatrice. E nel momento in cui l’uomo va oltre se stesso trasgredendo i limiti che si era auto imposto, in questa doppia negazione di se stesso e dei suoi divieti, non potrà mai più essere ciò che è sempre stato, si supererà divenendo qualcosa che attende di essere, divenendo la totale e libera attesa di ciò che potrà essere.

È da qui allora che occorre ripartire, dai desideri più profondi, legati all’istante presente in cui nulla conta e in cui si ha la sensazione miracolosa di collocazione perfetta nel tempo e nello spazio che ci appartengono ora in modo nuovo. L’istante meraviglioso e coinvolgente dell’atto erotico è quindi l’occasione di un’improvvisa e frenetica dilapidazione delle risorse di energia, portata in un momento al limite delle possibilità umane; l’erotismo è in una definizione di Bataille, “nel tempo, ciò che la tigre è nello spazio”: un’istante di folgorante e terribile bellezza.

Ciò che nell’esperienza della morte irrigidisce e mozza il fiato, nel momento del supremo piacere tronca la respirazione in un fatale istante di godimento all’estremo confine con la vita.

Probabilmente è per questo che la parola “orgasmo” nei libri di Bataille, viene sostituita dalla magnifica e poetica espressione “petit mort”, piccola morte, volendo andare a sottolineare ancora una volta la terrificante identità tra i turbamenti dell’attività erotica e quelli così simili e radicali provati dinnanzi alla morte.