Pratiche sessuali estreme: l’erotismo estremo (prima parte)

on 20 Luglio 2016
Visite: 655

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Al di là delle interpretazioni morali, non c’è alcuna ragione scientifica per considerare particolari tipi di attività sessuali normali o anormali. Sono la società e la cultura che costantemente impongono regole e leggi a favore del “sano” comportamento erotico-sessuale.

Ma che cos’è “sano” e quando si può parlare di “devianza” o di “perversione”?

Attraverso un excursus delle terminologie appropriate e inappropriate, virando tra i possibili e potenziali meccanismi che spingono gli individui a prediligere una certa sessualità più o meno spinta, più o meno personalizzata, verranno descritte quelle pratiche appartenenti a un erotismo definito estremo e “incarnato” nel movimento BDSM.

Perversione o Parafilia?

Come spesso accade, il non conoscere, l’ignorare elementi fondamentali dei vissuti intimi delle persone può condurre la società a definire con termini forti e giudicanti i comportamenti e i modi di fare agiti dagli stessi individui.

Quando il comportamento è messo in relazione con la sessualità, il rischio di entrare in pericolosi giudizi e preconcetti diventa sempre più elevato.  Anche il termine “perversione” inteso come “deviante” rischia di fondare le proprie radici in un concetto strettamente giudicante e invalidante.

Ecco che ad oggi infatti, è preferibile rapportarsi a quelle pratiche sessuali che sembrano uscire dai comportamenti comunemente e socialmente legittimati con il termine parafilia. Tale terminologia viene introdotta nel 1980 nel DSM III con il tentativo di “sanare” il termine perversione, in quanto più scientifico e meno penalizzante sul piano morale.

A tale riguardo è utile ricordare quanto probabilmente il contesto sociale di riferimento indirizza le società e gli individui che la compongono verso l’utilizzo di certe terminologie. Infatti, come non ricordare l’importanza che poteva avere il parlare di “perversione” ai tempi di Freud.

In tale periodo storico aveva un significato da esprimersi nei confronti delle perversioni definendole come “quelle attività sessuali finalizzate alle regioni del corpo non genitali” (Freud, 1905), oggi, in seguito ai cambiamenti sociali e soprattutto alla nascita della sessuologia come scienza, una simile “diagnosi” rischierebbe di valutare come “patologiche” le condotte sessuali della quasi totalità della popolazione mondiale.

L’aspetto socio-culturale nella genesi delle parafilie, può rappresentare, come suggerisce la Kaplan (1992) una semplice strategia mentale che utilizza uno o l’altro stereotipo sociale di virilità o femminilità per ingannare l’osservatore sui significati inconsci dei comportamenti che egli ha di fronte agli occhi.

L’ossessione di dover compiere sempre un determinato comportamento e la disperazione che potrebbe insorgere nel non mettere in atto tale “pratica” sono le due caratteristiche principali che fanno di qualsiasi “azione” una “perversione”!

Secondo l’ultima edizione del DSM-IV, le caratteristiche essenziali per inquadrare le parafilie come patologia sono: la presenza di fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, che si manifestano per un periodo di almeno sei mesi e che possono riguardare oggetti inanimati, la sofferenza o l’umiliazione di se stessi o del partner, o bambini ed altre persone non consenzienti.

I comportamenti, i desideri, o le fantasie devono causare un disagio clinicamente significativo o la compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre importanti aree del funzionamento del soggetto.

Possono inoltre essere distinte tre differenti categorie:

a) forma lieve caratterizzata dalla presenza dell’impulso senza la sua messa in atto;
b) forma moderata, in cui il soggetto agisce la fantasia solo in modo occasionale;
c) forma grave, in cui la messa in atto del comportamento è ripetuta e abituale.

Solitamente l’esordio dei comportamenti parafilici è connesso a variabili individuali e situazionali, tuttavia l’origine si osserva nella fanciullezza o nella prima adolescenza e diviene più definita e elaborata durante l’età adulta.

Sempre seguendo le linee guida del DSM IV-TR possono essere individuate nove tipologie di parafilie:

  • Esibizionismo
  • Feticismo
  • Froutterismo
  • Pedofilia
  • Masochismo sessuale
  • Sadismo Sessuale
  • Voyeurismo
  • Feticismo da Travestimento

BDSM e l’erotismo estremo

Chiarita la nozione di parafilia, è doveroso fare un breve inciso sulla nascita negli Stati Uniti, intorno al 1985, del movimento BDSM che nel suo insieme raccoglie, con una parola sola, centinaia di differenti pratiche e situazioni erotiche in cui un partner si abbandona alla volontà e alle fantasie dell’altro (Ayzad, 2004).

Questa sigla sta a promuovere l’erotismo estremo distaccato dalle patologie mentali e dai crimini che nei secoli passati ne hanno condiviso l’etimologia creando confusione e equivoci spiacevoli. BDSM rappresenta la somma di differenti acronimi, le quattro iniziali hanno dei significati ben precisi in riferimento alle pratiche che più frequentemente implicano:

B di bondage

Dall’inglese significa “legame”, quindi corde, nodi, lacci diventano necessari e indispensabili… è utile ricordare quanto tale “lettera” possa sottintendere anche “costrizione”,“schiavitù”, la libertà del gioco erotico estremo “fammi tutto quello che vuoi”!

D di domination

Si riferisce al piacere di lasciarsi guidare nelle proprie esperienze, emozioni e sensazioni dalla volontà del partner. Come ricorda anche Ayzad (2004) per alcuni il significato della D è rappresentativo di “disciplina”, ovvero colui che domina nell’atto sessuale impone delle regole alla/o sottomessa/o che implicano una punizione nel momento in cui fossero disattese. “…sta al gusto delle persone coinvolte scegliere fin dove si voglia spingere questo aspetto della relazione…”.

S di sadismo

Consiste nel gioco di far sperimentare al proprio partner una fisicità dimenticata in un contesto erotico di grande coinvolgimento. Quindi al bando tutte quelle fantasie legate all’immaginario stereotipato tipico di alcuni film dove un individuo raggiunge il proprio piacere orgasmico facendo urlare di dolore i propri prigionieri!

M di masochismo

Si riferisce a quelle persone che hanno imparato a sperimentare attraverso la propria sensorialità, e all’interno di una situazione erotica, quegli stimoli intensi provocati da una sensazione di dolore, apprezzandoli positivamente

Il BDSM come si è sottolineato precedentemente si distacca dalle comuni pratiche sadomasochiste in quanto sono presenti chiare regole fondamentali che possono essere riassunte con la formula inglese Safe, Sane, Consensual (SSC) che può essere tradotta in italiano con Sicuro – Sano – Consensuale.