Erotismo e contemplazione

on 20 Luglio 2016
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In questo naufragio resta però un relitto sul quale tuttavia non amiamo approdare.
C’è una pagina, nella storia della contemplazione, che non leggiamo volentieri e che tuttavia resta scritta nella vita e nelle opere dei mistici: è la pagina che riguarda la loro componente sessuale e diciamo pur francamente sensuale(1). Ci sembra una pagina indecente, da strappare o correggere con interpretazioni mistificanti o elusive; quasi a scusarli per un atteggiamo di cui non sappiamo darci ragione.

Ma essi non hanno bisogno d’essere scusati; e quelle pagine, a onta delle esegesi spiritualizzanti, restano là, inequivoche, quasi provocatorie. Bisogna allora accostarle umilmente e farci degni d’intenderle; capire che Dio, oltre che padre e maestro, è anche innamorato e amante.

E come possiamo proiettare su di lui un sentimento di figliolanza e di amicizia e viverne il corrispondente stato emotivo, così possiamo proiettarvi l’amore d’innamoramento e viverne la situazione affettiva e sensibile che coinvolge tutta la nostra sessualità fino, talora, a veri e propri movimenti della carne(2).

Sì, non a torto i mistici sono accusati di sensualità; il torto è nostro se ne proviamo scandalo perché ciò che, a livello grossolano, è un prevalere disarmonico del somatismo sullo spirito che scompone l’uomo e ne distrugge l’equilibrio, a livello di alta contemplazione è invece l’armonico comporsi di tutti gli aspetti umani, in un equilibrio pieno e denso, limpido e appassionato, nella risposta docile e immediata della parte emotiva e corporea, pienamente partecipe e coinvolta nel trasporto d’amore.
E allora Dio lo amiamo non soltanto col cuore, col cervello o con la fredda volontà: lo amiamo anche col corpo, con le mani, con la bocca, col ventre, con tutto il nostro essere intero (e qual è mai, del resto, un sentimento che non coinvolga il corpo e una corporeità che non coinvolga un sentimento e un’anima?). Così possiamo comprendere gli accenti insieme così interiori e fisici del Cantico: «Che egli mi baci col bacio della sua bocca […] sostenetemi […] perché svengo d’amore […]. Le tue labbra sono un turgido favo, la tua lingua latte e miele, l’odore delle tue vesti come il profumo del Libano […] il mio amato pose la mano nello spiraglio e le mie viscere trasalirono […] io sono del mio amato e sento il suo desiderio su di me […] vieni, amico mio, usciamo per la campagna; passeremo la notte in mezzo agli orti; là ti darò le mie carezze».
Come si vede la componente sessuale è precisa, scoperta, inconfondibile; nessun amore, se non quello del sesso, ha questa folle e perduta incandescenza.

(1). Purtroppo il termine «sensuale» risente delle nostre inibizioni, per cui «senso», che ha un significato amplissimo, ha subito la medesima sorte di «passione»: rinchiusi entrambi nell’ambito del sesso con significato negativo. Neanche la desinenza di sensuale comporta connotazioni negative (vedi gli aggettivi spirituale, rituale, gestuale, ecc.) per cui dovremmo ricondurlo alla sua limpidezza naturale (altra desinenza innocente) scartandone ogni degenerazione.
(2). San Bonaventura parla esplicitamente di coloro che «in spiritualibus affectionibus carnalis fluxus liquore maculantur» e riferimenti analoghi si hanno in Teresa e Giovanni della Croce. La cosa del resto non stupisce poiché sappiamo che, anche al di fuori di implicazioni direttamente sessuali, movimenti del genere possono costituire uno scarico organico e nervoso, in seguito a emozioni profonde.